“Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre.” Walter Bonatti

Autore: versolavetta

Pancakes proteici SENZA ZUCCHERO: ricetta light con farina d’avena | Verso la Vetta

Oggi ti porto in cucina per preparare insieme uno dei classici della colazione americana… in una versione un po’ più sana, incredibilmente soffice (sì, senza lievito!) e – se posso dirlo – anche più saziante. Quindi bando alle ciance, rimbocchiamoci le maniche e partiamo!

Ingredienti per pancakes proteici senza zucchero

Gli ingredienti di cui abbiamo bisogno per la preparazione di 6 pancakes sono i seguenti:

Uovo intero 1
Proteine in polvere 30 g (io ho usato quelle vegane alla vaniglia, ma scegli pure le tue preferite)
Latte 140 ml
Farina di avena 100 g
Bicarbonato 1 cucchiaino
Acqua 1 bicchiere
Burro q.b.

👩‍🍳 Trucchetto: al bicarbonato, che fa da agente lievitante, puoi aggiungere qualche goccia di succo di limone. Questo crea una reazione chimica che genera anidride carbonica: il mix si gonfia e il risultato è super soffice!

Come preparare i pancakes fitness con farina d’avena

  • In una ciotola sbatti l’uovo con le proteine. Aggiungi il latte poco alla volta, mescolando con una frusta fino ad avere una base liscia.
  • Poi incorpora farina e bicarbonato, regolando la consistenza con l’acqua fino a ottenere un impasto cremoso e senza grumi.
  • Ungi una padella con un po’ di burro (puoi aiutarti con un foglio di carta assorbente per spalmarlo bene) e versa un mestolo alla volta. Ogni pancake dovrebbe essere largo circa 10 cm. Quando si stacca da solo dalla padella, è ora di girarlo!

E in pochi minuti… voilà! I tuoi pancakes sono pronti.

Topping light per una colazione fitness

Io li adoro con della frutta fresca sopra, magari anche una spolverata di cannella o una cucchiaiata di yogurt greco. Ma anche con il burro d’arachidi e la marmellata di fragole sono una vera bomba!

✨ Consiglio: Se vuoi renderli ancora più golosi, prova a mescolare nell’impasto una punta di cannella o qualche scaglietta di cioccolato fondente!

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Ciaspolata di carnevale con bivacco a Bait de Folega

Ciao a tutti e bentornati sul mio blog!

Abbiamo avuto una gran fortuna con il meteo: una bella nevicata fresca appena qualche giorno prima, paesaggi ovattati e silenziosi incastonati tra le Dolomiti, e la compagnia giusta. Insomma, un weekend di quelli che ricaricano sul serio.

Siamo partiti dall’ampio parcheggio vicino al campo sportivo di Conaggia, una frazione di La Valle Agordina, in provincia di Belluno (vi lascio il link diretto qui: https://maps.app.goo.gl/tQA9VJGDTvsyxfgs6). Le ciaspole le avevamo nello zaino, perché la neve vera e propria l’abbiamo incontrata solo più su, attorno ai 1300-1400 metri di quota.

Il sentiero comincia seguendo la strada sterrata segnalata dal CAI con il numero 542, inizialmente abbastanza dolce e pianeggiante. Si passa accanto a un bel prato con alcune casere sulla sinistra, poi la strada inizia a salire più decisa lungo il fianco della valle, con una serie di tornanti che ci portano fino alla Madonna dei Sciar. Da lì si può anche deviare per il sentiero CAI 545, più diretto, ma noi abbiamo preferito restare sulla forestale. I boschi di abete ci circondavano e, salendo, il panorama si apriva regalando scorci spettacolari sul gruppo del San Sebastiano-Tamer, il Castello di Moschesin, la Moiazza e, in lontananza, le Pale di San Martino.

La neve era tanta, fresca e bella soffice, ma avanzare non è stato affatto semplice: ci siamo dati il cambio più volte per battere la traccia, fino a raggiungere Malga La Foca, dove ci siamo concessi una meritata pausa.

Da lì siamo ripartiti puntando verso sud-ovest in direzione Bait de Folega, lungo una comoda strada in quota, ben battuta e ampia, ideale anche per chi magari è alle prime armi con le escursioni invernali.

In poco tempo abbiamo raggiunto la forcella Folega (1547 m), da dove si intravedeva già la nostra destinazione. Il bivacco si trova in una conca davvero suggestiva, circondata a ovest dal monte Celo e a est dal Valaraz. Da sud si arriva invece dalla forcella Pongol.

Il magnifico panorama da forcella Folega
Bait de Folega

Il bivacco è accogliente, ben curato: c’erano tavolo, panche, un mobile e un caminetto che sembrava aspettarci. La camerata si trova al piano superiore, ma per entrarci bisogna passare da una porticina sul retro. Come vuole il buonsenso (e la buona educazione di chi frequenta la montagna), all’interno abbiamo trovato della legna lasciata da altri, così abbiamo fatto lo stesso: qualche ceppo spaccato da noi è rimasto lì, per chi verrà dopo.

E poi… è partita la festa! Birre lasciate rinfrescare nella neve, crauti e salsicce sulla stufa, fagioli e polenta: un vero banchetto alpino. La notte, però, è stata lunga e parecchio fredda: consiglio vivamente un sacco a pelo adatto a temperature sottozero. Il caminetto purtroppo scalda poco e il calore si disperde in fretta.

E inizia la festa!
La confortevole camerata dove abbiamo trascorso la notte.

Il piano iniziale era proseguire lungo la cresta del Velaraz fino alla forcella Moschesin, ma il sentiero, coperto dalla neve, risultava impraticabile. Così abbiamo deciso di tornare sui nostri passi fino a Malga La Foca e, da lì, di proseguire verso Malga Moschesin, rimanendo sempre sul sentiero 542. Gli ultimi 150 metri di dislivello sono stati i più tosti, con una bella pendenza, ma la vista da lassù e — diciamolo — il panino gourmet preparato dal nostro “chef” con polenta, salame e crauti… beh, ci stavano tutti come ricompensa.

Per la discesa abbiamo seguito lo stesso percorso dell’andata, godendoci le ultime energie che quel posto speciale sapeva ancora regalarci. Siamo tornati a casa stanchi, sì, ma contenti, col cuore pieno e gli occhi che ancora brillavano. Perché ogni volta che si torna da là su, qualcosa dentro resta acceso.

Uscite, scoprite il mondo e vivete! Buone camminate e alla prossima escursione!

Giro ad anello delle casere nella Val Cellina

Avvicinamento

Partiti con la macchina da Cimolais, Laura ed io abbiamo avuto una giornata davvero splendida. Permettetemi di dire che lei ha indossato le ciaspe per la prima volta ma si è mossa come se fosse stata la centesima, quindi bravo zulu amore, sei forte!

Fatta questa doverosa nota di merito, per raggiungere il punto di partenza della gita dovete arrivare a Montereale e da qui seguire le indicazioni per il paese di Claut. Sorpassato questo si giunge fino alla frazione di Lesis dove va attraversato il ponte per giungere al Pian de Muscol in cui vi è una zona di ampio parcheggio per le auto.

Itinerario

Il percorso parte da Pian de Muscol (650 m) e si seguono le indicazioni per C.ra Casavento camminando lungo il sentiero nr.966, ampio e agevole. Il percorso fin qui è semplice e la pendenza è dolce rispetto a molti altri caratteristici di queste montagne. Inoltre l’ente parco ha compiuto un ottimo lavoro per segnalare tutti i bivii come è possibile vedere dalle foto che riporto.

Ammirati i monti che sovrastano Pian de Cea basta ancora 1 km per raggiungere C.ra Casavento dove potete optare per fare un breve deviazione alle impronte di dinosauro poco distanti.

https://www.parcodolomitifriulane.it/geositi/orme-di-dinosauro-presso-casera-casavento/

Qui ci siamo rinfocillati di un buon panino al salame e siamo ripartiti proseguendo sul sentiero nr. 961. La costante salita all’interno del bosco avvolto in una piacevole atmosfera di silenzio è stata una sorta di pratica meditativa. Con questa sensazione di assoluta serenità siamo arrivati a C.ra Colciavath, il punto più alto dell’intero itinerario (1513 m).

Da qui in poi è solo discesa 🙂

La casera è tenuta in ordine ed è composta da tre stanzoni: all’ingresso troviamo il focolare con un piccola panchetta, una stanza per la notte al piano terra e un’altra al piano superiore, di cui allego le foto. Purtroppo a parer mio mancano un tavolo e ancora qualche posto a sedere per poter trascorrere i classici momenti di convivialità che ben conosce chi è abituato a “far bivacco”.

L’ultima tappa del nostro giro è stato il rifugio Pradut collegato alla casera tramite il comodo e largo sentriero nr.690. Qui ci siamo proprio meritati una birra e una buonissima fetta di dolce fatta in casa, vi assicuro che vanno provati! Sono attivi sulla loro pagina Facebook al link:

https://www.facebook.com/angelograva.pradut/?locale=it_IT

Conclusione

Grati, soddisfatti e con rinnovate energie siamo scesi tramite la pista battuta, illuminata dal chiarore del cielo stellato, che ci ha riportato alla macchina al pian del Muscol.

Verso la prossima vetta…

Link alla mappa dell’itinerario dove potete scaricare anche la traccia gpx: https://link.locusmap.app/r/sz3r5z

Ciaspolata fino a Malga Tragonia da Forni di Sopra

Per raggiungere la casera Tragonia abbiamo deciso di lasciare la macchina nel centro di Forni di Sopra, in prossimità del municipio. Da lì abbiamo imboccato il sentiero 208 in via Novri che dopo pochi metri si trasforma in una strada forestale con divieto di transito.

Lungo i primi tornanti della strada

Fin da subito la salita immersa nel bosco di abeti si presenta costante per quasi tutta la lunghezza del percorso, eccezion fatta per gli ultimi cento metri di dislivello che si sviluppano più dolcemente tra la fine degli alberi e l’inizio del pascolo. Per godersi la salita e non arrivare esausti alla meta ritengo che una base di allenamento sia necessaria, soprattutto in condizioni di neve fresca ancora da battere, come quelle che abbiamo trovato noi.

La presenza d’acqua per fortuna non manca perchè lungo la salita, poco prima della loc.tà Puonsas, si trova una fontana in cui scorre quella fresca del torrente Tolina. Ottimo punto per effettuare una breve sosta. Inoltre, lo stesso torrente lo incontreremo di nuovo una volta giunti alla casera.

A tre quarti del tragitto bisogna prestare attenzione al bivio con la c.ra Tartoi e qui va mantenuta la destra. Esso comunque risulta ben segnalato quindi le possibilità di imboccare la strada sbagliata sono assai rade.

Si prosegue sempre seguendo la strada che compie ancora qualche tornante nel bosco per poi aprirsi nei pressi della casera.

L’arrivo in casera Tragonia sovrastata dal Col di S. Giacomo

In totale la gita è lunga 12 km per 800m di dislivello abbondanti, il tempo che ci abbiamo impiegato è stato di 6 ore, comprendente tutte le pause.

Qui sotto vi lascio il pulsante per accedere alla mappa tramite LocusMap, un’applicazione che personalmente ho installato sul cellulare gratuitamente e con cui mi trovo benissimo.

Sullo sfondo: forcella Scodavacca e il gruppo dei Monfalconi
Il Pic di Siela gurdandolo dalla casera

Il paesaggio che circonda la casera è assolutamente appagante, e quando siamo andati noi anche poco frequentato, davvero un posto perfetto per ritrovare un po’ di serenità.

Vi auguro una buona avventura!

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